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16/06/2010
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di: Manuel & Gabriele
Trasporti
La Domiziana alle cinque del mattino ha ancora un aspetto docile. La lunga via nella penombra  schiude gli occhi lentamente aprendo la danza di un vai e vieni di autobus gremiti di immigrati e italiani.

Sui bus sovraccarichi, affrontano la giornata diretti al lavoro o in cerca di fortuna per trovarne uno. Non è raro che gli autisti decidano di saltare le fermate, a causa dell’affollamento sui bus. I lavoratori, potendo solo aspettare i mezzi successivi, vivono quotidianamente la frustrazione di non essere creduti dai datori di lavoro, nell’eventualità di ritardi. Per questi ritardi potrebbero anche perderlo il lavoro.

Il clima molte volte è particolarmente teso, anche a causa dei frequenti controlli  mattutini delle forze dell’ordine sui bus o in prossimità delle fermate.

Controlli che costringono chi sprovvisto di permesso di soggiorno ma anche chi in attesa a seguito di richiesta dello stesso (e quindi con tutto il diritto di essere in Italia), a stare sempre in allerta. È già successo che molti fossero costretti a scappare tra i campi, per non perdere l’occasione di un lavoro e per non rischiare di passare in questura l’intera giornata, se non addirittura per chi non in regola, di finire in un centro di identificazione ed espulsione.

Ascoltando uno degli autisti, il disagio sembra essere diffuso e, seppur non sentito come comune con quello degli immigrati, parallelo. “Tanti di loro non fanno il biglietto; siamo costretti a viaggiare con i mezzi sovraccarichi, rischiando grossi problemi”

In realtà l’usanza di non timbrare il biglietto, da queste parti è cosa diffusa anche tra gli italiani e  non solo tra gli immigrati.

Inoltre si lamenta tra i passeggeri il fatto che sulla linea Mondragone Napoli i Bus non sono sufficienti e che si rimane ad aspettare anche due ore alla fermata. Ma se nessuno timbra il biglietto non viene registrata l'utenza e questo provoca un non-aumento, nonostante le richieste, dei mezzi pubblici.

La sensazione è quella di essere in un vortice dove le parti in gioco sono entrambi  vittime di un sistema di cose che invece di permettere la comprensione dell’altro ne amplifica la percezione negativa.     
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